Il superamento della soglia psicologica dei 5.000 dollari per oncia da parte dell’oro ha colto di sorpresa parte degli analisti…Il superamento della soglia psicologica dei 5.000 dollari per oncia da parte dell’oro ha colto di sorpresa parte degli analisti…

Oro a 5.000 dollari: entrare ora conviene o è una pazzia?

2026/01/28 20:36

Il superamento della soglia psicologica dei 5.000 dollari per oncia da parte dell’oro ha colto di sorpresa parte degli analisti finanziari. Il traguardo storico è d’altronde il culmine di una corsa che ha visto il metallo prezioso infrangere previsione dopo previsione, costringendo gli esperti a rivedere continuamente al rialzo le proprie stime.

La domanda che molti investitori si pongono ora è se questo rally possa continuare o meno. Insomma, è arrivato il momento di prendere profitto, se si è già dentro il mercato? Oppure conviene entrare, per chi è rimasto alla finestra?

La verità è che il comportamento dell’oro negli ultimi anni ha sfidato molte delle convinzioni tradizionali sul suo ruolo all’interno di un portafoglio diversificato. Il metallo giallo si è trasformato da semplice ancora di salvezza nei momenti di crisi a vero e proprio motore di performance, rivaleggiando con asset considerati molto più dinamici come le azioni tecnologiche o le criptovalute.

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Perché l’oro sta spingendo ancora: analizziamone i fattori principali

Per comprendere se la corsa dell’oro possa proseguire, occorre analizzare i fattori che l’hanno alimentata fino a questo momento. Le tensioni geopolitiche globali continuano a spingere gli investitori verso beni rifugio tradizionali, con conflitti regionali che mantengono alta l’incertezza sui mercati. Parallelamente, la debolezza strutturale del dollaro americano ha reso l’oro più attraente come riserva di valore alternativa alla valuta statunitense.

Un elemento particolarmente significativo riguarda il comportamento delle banche centrali dei paesi emergenti, in particolare Cina e India, che stanno sistematicamente aumentando le proprie riserve auree. La loro strategia di dedollarizzazione è un cambiamento strutturale nella domanda di oro, non più limitata agli investitori privati o istituzionali occidentali, ma estesa a governi che cercano di ridurre la propria dipendenza dalla moneta americana. Sul fronte dell’offerta, inoltre, la produzione di nuove miniere non riesce a tenere il passo con la domanda crescente, creando una scarsità strutturale che sostiene i prezzi.

Tuttavia, la finanza insegna che le correlazioni non sono mai scolpite nella pietra.

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Un cambiamento improvviso dello scenario geopolitico potrebbe rapidamente rimescolare le carte, modificando le aspettative degli investitori. La fine di uno dei conflitti in corso, un rafforzamento inatteso del dollaro o un cambio di strategia da parte delle banche centrali potrebbero invertire la tendenza in modo repentino.

Per questo motivo, qualsiasi decisione di investimento deve basarsi su una convinzione personale ponderata piuttosto che sulla semplice estrapolazione del trend recente.

Ma a cosa serve oggi l’oro?

Per decenni, l’oro ha ricoperto un ruolo ben definito nei portafogli: quello di stabilizzatore durante le tempeste dei mercati finanziari. La sua capacità di mantenere il valore quando le borse crollavano lo rendeva un’assicurazione preziosa contro i ribassi più severi. Durante la crisi finanziaria del 2009, mentre i mercati azionari globali perdevano oltre la metà del loro valore, l’oro non registrava alcuna perdita significativa. Stesso copione durante il crollo pandemico del 2020, quando le borse mondiali cedevano il venti percento e il metallo giallo rimaneva stabile.

Dal punto di vista dei rendimenti di lungo periodo, però, l’oro è sempre stato considerato inferiore alle azioni. Confrontando la performance dal 1978 al 2019, il metallo prezioso ha generato rendimenti reali intorno al due percento annuo, contro il sette percento dell’azionario globale. Il vero valore dell’oro risiedeva nella sua capacità di proteggere il capitale nei momenti peggiori, non tanto nella crescita assoluta del patrimonio.

Ma qualcosa è cambiato radicalmente negli ultimi cinque anni.

Dal 2020 in poi, l’oro ha registrato tassi di crescita annui intorno al diciassette percento, superando persino i rendimenti dell’azionario globale. La trasformazione da difensore a protagonista della performance ha mutato il ruolo dell’oro nei portafogli, rendendolo comparabile a investimenti tradizionalmente considerati molto più aggressivi. La volatilità è rimasta contenuta e i ribassi limitati, offrendo il raro caso di un asset che combina protezione e crescita.

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Bitcoin è una possibile alternativa tattica?

Proprio questa nuova configurazione ha portato alcuni analisti a individuare nel bitcoin un’alternativa naturale all’oro per chi cerca esposizione a questa particolare combinazione di caratteristiche. Le due asset class condividono la scarsità dell’offerta e il ruolo di riserva di valore al di fuori del sistema finanziario tradizionale, anche se con profili di rischio molto diversi. Il bitcoin, attualmente in ribasso rispetto ai massimi storici, potrebbe offrire un punto di ingresso interessante per chi cerca di diversificare l’esposizione a questa categoria di investimenti.

È importante sottolineare che il bitcoin è una scommessa molto più estrema dell’oro, caratterizzata da volatilità elevata e da un sottostante che molti considerano puramente speculativo.

Tuttavia, è pur vero che il comportamento recente di oro e bitcoin ha mostrato correlazioni significative con i settori più dinamici del mercato azionario, come l’intelligenza artificiale, la difesa e il settore bancario europeo. Una sovrapposizione suggerisce che entrambi stiano assumendo caratteristiche di investimenti growth ad alta convinzione, piuttosto che di meri rifugi difensivi.

Come rifocalizzare il proprio portafoglio (ma con disciplina)

La questione fondamentale per ogni investitore è se questo cambiamento nel comportamento dell’oro sia una metamorfosi permanente o una parentesi destinata a chiudersi.

Non esiste una risposta definitiva, ma la storia insegna che le fasi di euforia richiedono la stessa disciplina di quelle di panico. Anche quando la tentazione di aumentare significativamente l’esposizione all’oro diventa forte, è essenziale mantenere un approccio equilibrato.

L’approccio core-satellite suggerisce di limitare le scommesse direzionali a una quota marginale del portafoglio, tipicamente tra il 5 e il 10% del totale. Una scelta conservativa che permette di partecipare a eventuali ulteriori rialzi senza esporre il capitale a rischi eccessivi qualora lo scenario dovesse cambiare rapidamente.

Per chi non ha ancora investito in oro, esistono inoltre varie alternative che storicamente hanno svolto funzioni simili di protezione del portafoglio: obbligazioni indicizzate all’inflazione, immobiliare, panieri diversificati di materie prime o strumenti monetari.

Insomma, val la pena chiudere con una vecchia regola, sempre attuale: il concetto di troppo presto o troppo tardi perde significato quando non c’è fretta di uscire dall’investimento, permettendo di attraversare cicli completi senza essere costretti a vendere nei momenti meno favorevoli.

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