Il titolo Tesla (TSLA) è tornato sotto pressione a inizio 2026. Dopo aver sfiorato i 485 dollari a fine dicembre, le azioni scambiano ora in area 430 dollari, in una fase di consolidamento che ha riaperto un dibattito acceso tra gli analisti: Tesla è ancora un titolo da crescita o sta entrando in una nuova fase di normalizzazione?
La risposta non è univoca. E i numeri lo dimostrano.
Le previsioni di prezzo a 12 mesi spaziano da appena 25 dollari fino a 600 dollari per azione. Una forbice rarissima per una large cap globale. Questo non è rumore: è il segnale di un mercato che non ha ancora deciso come valutare davvero Tesla.
Il primo fattore è il dato sulle consegne. L’ultimo aggiornamento trimestrale ha mostrato un calo su base annua dei volumi di veicoli elettrici, segnando il secondo anno consecutivo di flessione. In un settore sempre più competitivo, con pressioni sui prezzi e incentivi meno generosi in alcuni mercati, il core business automobilistico non è più percepito come crescita lineare.
Allo stesso tempo, gli indici tecnologici americani hanno mostrato tenuta relativa. Questo significa che la debolezza di Tesla non è solo macro, ma anche specifica.
Il mercato sta rivalutando tre elementi chiave:
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Qui nasce la divergenza estrema tra i target di prezzo.
Gli analisti più prudenti guardano ai numeri automotive e vedono compressione di multipli.
Quelli più ottimisti valutano Tesla come piattaforma tecnologica, con driver che includono:
Se Tesla riuscisse a trasformare il software autonomo in ricavi ricorrenti ad alta marginalità, il modello di business cambierebbe radicalmente. Ed è su questo scenario che si basano i target più aggressivi.
Ecco la fotografia attuale delle stime a 12 mesi:
Non è solo una differenza di opinioni. È una differenza di visione sul futuro dell’azienda.
Chi valuta Tesla come semplice produttore auto vede sopravvalutazione.
Chi la considera leader nell’AI applicata alla mobilità vede optionalità ancora non pienamente prezzata.
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Dal punto di vista grafico, il titolo si trova in una zona delicata.
Area 490-500 dollari rappresenta la prima barriera di rilievo. Solo un ritorno sopra questi livelli riattiverebbe momentum strutturale verso 530-540 dollari.
Al ribasso, i livelli da osservare sono:
Gli indicatori di momentum mostrano una fase di consolidamento più che una vera inversione. Le medie mobili di lungo periodo restano impostate positivamente, ma il breve termine segnala rallentamento.
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Negli ultimi due anni Tesla ha oscillato tra 150 e 485 dollari, passando da un sell-off violento nella primavera 2024 a una delle migliori performance large cap del 2025.
Questa ampiezza di movimento è ormai strutturale. Tesla non è un titolo lineare. È un asset che reagisce in modo amplificato a:
Ed è proprio questa natura che continua ad attirare investitori speculativi e strategici.
La vera questione non è se Tesla crescerà ancora.
La domanda è se il mercato stia già prezzando uno scenario di leadership totale nell’AI e nei robotaxi oppure se stia iniziando a riportare il titolo su metriche più tradizionali.
Finché questa ambiguità resterà aperta, la volatilità non scomparirà.
E con target che vanno da 25 a 600 dollari, una cosa è chiara: su Tesla il consenso non esiste.
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