Il petrolio torna sui massimi degli ultimi sei mesi e la volatilità si riaccende con forza. Questa mattina il contratto su WTI è salito a 67,05 dollari al barile con una crescita dello 0,93% rispetto a ieri mentre quello sul Brent con consegna ad aprile passa di mano a 72,12 dollari al barile con un aumento dello 0,66%. Entrambe le progressioni arrivano dopo il rally di oltre 2 punti percentuali registrato ieri quando c’è stata una delle sedute più forti dall’oramai lontano ottobre 2025, con un balzo giornaliero superiore al 4%.
L’andamento delle quotazioni petrolifere dimostra che il mercato sta prezzando il rischio geopolitico. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran sono tornate al centro della scena dopo colloqui inconcludenti sul dossier nucleare. Fonti americane parlano di opzioni militari già pronte e di possibili decisioni entro pochi giorni. Anche se non c’è ancora un’azione concreta, i trader iniziano a coprirsi.
In un mercato come quello del greggio, la percezione del rischio è sufficiente a muovere i prezzi. Non serve che il conflitto esploda: basta la possibilità di un’interruzione dell’offerta per innescare acquisti speculativi e coperture sui futures.
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Il punto critico è lo Stretto di Hormuz, passaggio obbligato per circa il 20% dell’offerta globale di petrolio. Una chiusura, anche temporanea, avrebbe impatti immediati sui flussi fisici e quindi sui prezzi. Alcuni media iraniani hanno già riportato episodi di interruzione temporanea del traffico marittimo, aumentando ancora di più l’incertezza.
Ma la geopolitica non è l’unico motore. Anche i fondamentali stanno fornendo un supporto all’apprezzamento del greggio. I dati dell’Energy Information Administration hanno mostrato un calo delle scorte statunitensi di 9 milioni di barili, contro attese di un aumento. Un segnale che il mercato fisico è meno abbondante di quanto previsto.
Sul fronte russo, membro OPEC+, si è intanto registrato un rallentamento delle trivellazioni che potrebbe tradursi in una produzione più contenuta nei prossimi mesi. Nel frattempo, una parte consistente del surplus globale è rappresentata da greggio sanzionato (russo, iraniano, venezuelano) bloccato in mare. Secondo gli analisti di Golman Sachs questa situazione sta creando una sorta di disconnessione tra le scorte ufficiali e la reale disponibilità immediata di barili sul mercato.
La combinazione tra rischio geopolitico, scorte in calo e incertezze sull’offerta sta quindi alimentando un contesto rialzista di breve periodo.
Quando il petrolio entra in una fase di forte volatilità, per l’investitore tradizionale le opzioni sono limitate. Comprare ETF o titoli energetici può avere senso, ma spesso la reattività di questi strumenti è ridotta.
Qui entrano in gioco i CFD (Contract for Difference). Con i CFD si può operare sia al rialzo che al ribasso, sfruttando i movimenti di prezzo senza possedere fisicamente il sottostante. Se il Brent rompe una resistenza e accelera, si può aprire una posizione long. Se invece il rischio geopolitico si ridimensiona e i prezzi correggono, ci si può posizionare short.
La leva finanziaria amplifica l’esposizione, consentendo al trader di muovere capitali più contenuti rispetto al valore nozionale dell’operazione. Naturalmente la leva aumenta anche il rischio, quindi la gestione dello stop loss diventa fondamentale.
In un contesto come quello attuale, caratterizzato da notizie che possono cambiare lo scenario in poche ore, la flessibilità operativa è un vantaggio competitivo.
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In mercati veloci come quello del petrolio, anche pochi centesimi di differenza nello spread incidono sul risultato finale, soprattutto per chi fa trading intraday o di breve periodo. IC Markets offre accesso a piattaforme professionali come MetaTrader e cTrader, strumenti avanzati di analisi tecnica e un ambiente adatto sia a trader esperti sia a chi vuole iniziare.
Il petrolio è tornato al centro dell’attenzione e i massimi a sei mesi segnalano un cambio di passo. La domanda che i trader dovrebbero porsi non è solo se il rally continuerà, ma come è possibile posizionarsi per sfruttarlo. Ed è qui che entra in gioco IC Markets.
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