Le azioni Tenaris a metà mattinata evidenziano un arretramento dello 0,26% a 23 euro. Dopo tre sedute di fila all’insegna del rialzo, per il titolo oil sembra essere arrivato il momento di una pausa fisiologica. Allargando l’orizzonte al medio e lungo termine emerge come nell’ultimo mese il titolo abbia guadagnato il 23%, sostenuto dal recupero delle quotazioni petrolifere e, più di recente, dalla pubblicazione dei conti 2025. Un movimento rapido, che ha riportato entusiasmo sul comparto oil service e ha riacceso l’interesse degli investitori.
Il punto, però, è un altro: dopo un balzo così marcato, il mercato inizia a chiedersi se il potenziale di breve non sia già stato in larga parte scontato. È in questo contesto che si inserisce la revisione del giudizio da parte di Intesa Sanpaolo, che ha tagliato il rating da Buy a Neutral, pur alzando il prezzo obiettivo da 19,30 a 22,80 euro.
Non serve essere degli esperti per cogliere il segnale: Tenaris non è più da comprare i livelli attuali, ma il valore stimato resta più alto rispetto al passato.
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Guardando ai numeri diffusi da Tenaris, il 2025 si è chiuso con ricavi pari a 11,98 miliardi di dollari, in flessione del 4% rispetto ai 12,52 miliardi dell’esercizio precedente. Anche la marginalità ha mostrato un lieve arretramento, con un Ebitda margin sceso dal 24,4% al 24,2%.
Il risultato operativo è passato da 2,42 a 2,28 miliardi di dollari (-6%), mentre l’utile netto si è attestato a 1,93 miliardi di dollari, contro i 2,04 miliardi dell’anno precedente. L’utile per azione è stato pari a 1,83 dollari.
Numeri in contrazione, dunque, ma con un miglioramento nel quarto trimestre: i ricavi sono saliti del 5% a 3 miliardi di dollari rispetto ai 2,85 miliardi dello stesso periodo del 2024. Un segnale di ripresa che ha contribuito a sostenere il sentiment.
Sul fronte patrimoniale, Tenaris resta in una posizione di forza: a fine 2025 la posizione finanziaria netta era positiva per 3,32 miliardi di dollari, nonostante dividendi per 900 milioni e buyback per 1,36 miliardi. Una struttura di bilancio solida, che rappresenta un punto di forza strutturale.
Un elemento che il mercato ha osservato con attenzione è stata la decisione di concludere la seconda tranche del programma di buyback da 600 milioni di dollari. Dall’avvio della tranche, la società aveva riacquistato 29,3 milioni di azioni per un controvalore di 583,6 milioni di dollari.
Tuttavia, in un contesto di elevata volatilità, proseguire il piano avrebbe comportato costi troppo onerosi. Da qui la scelta di interrompere l’accordo con l’istituto incaricato dell’esecuzione. Una mossa razionale sul piano finanziario, ma che riduce uno dei driver tecnici di supporto al titolo.
Oltre a Intesa Sanpaolo, anche Zephirin Group ha rivisto al ribasso la raccomandazione da Buy a Neutral, pur alzando il target price da 42 a 45 euro. Ancora una volta, il segnale è coerente: le prospettive restano costruttive, ma i prezzi correnti incorporano già buona parte delle attese.
La mossa di Zephirin Group è il segnale che il consensus sul titolo sta diventando più prudente nel breve termine.
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Il paradosso è evidente: mentre i rating vengono abbassati a neutrale, i target price salgono. Come leggerlo?
La risposta sta nel rally recente. Con un +23% nell’ultimo mese, il titolo ha rapidamente colmato lo sconto rispetto alle valutazioni precedenti. Oggi a 23 euro, Tenaris quota già in prossimità del nuovo target indicato da Intesa (22,80 euro). Questo spiega il downgrade: il margine di apprezzamento immediato si è assottigliato.
Allo stesso tempo, l’aumento dei prezzi obiettivo segnala che gli analisti riconoscono una base fondamentale più solida, sostenuta da un contesto petrolifero favorevole e da una disciplina finanziaria rigorosa.
Di conseguenza nel breve, dopo un rally così rapido, il rischio di consolidamento aumenta mentre nel medio periodo, la combinazione di cassa netta positiva, leva operativa e recupero del ciclo oil può ancora offrire opportunità.


