Le azioni Mediobanca questa mattina stanno avanzando del 7% a 19,4 euro, risultando le migliori del Ftse Mib in una seduta dominata dal tema M&A. In verde anche MPS, che sale del 2,23% a 8,61 euro, sostenuta dall’ufficializzazione del progetto di fusione per incorporazione che porterà Piazzetta Cuccia fuori da Piazza Affari. Non è necessario essere dei grandi esperti di finanza per intuire che ilo mercato sta prezzando il nuovo assetto del gruppo e le potenziali sinergie industriali, mentre prende forma uno dei riassetti più rilevanti del sistema bancario italiano degli ultimi anni.
Il consiglio di amministrazione di Rocca Salimbeni ha formalizzato la scelta: Mediobanca verrà incorporata in MPS, con conseguente revoca dalla quotazione. L’operazione rappresenta l’epilogo dell’OPS lanciata circa tredici mesi fa e conferma la linea strategica delineata dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio.
Il delisting implica che le azioni Mediobanca non saranno più negoziate sul mercato regolamentato. Gli azionisti riceveranno titoli MPS secondo il rapporto di concambio che sarà definito nell’ambito del progetto di fusione. La banca senese consolida così integralmente l’istituto di Piazzetta Cuccia, superando l’attuale assetto duale.
Per il mercato si tratta di un passaggio storico: Mediobanca, storica protagonista della finanza italiana, esce dalla Borsa Italiana come entità autonoma, mentre MPS rafforza la propria dimensione e diversificazione.
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Il progetto non prevede la scomparsa del marchio Mediobanca. Le attività di corporate & investment banking e di private banking rivolto alla clientela di fascia alta verranno conferite in una società non quotata interamente controllata da MPS, che manterrà la denominazione “Mediobanca S.p.A.”.
In questo perimetro rientrerà anche la partecipazione in Assicurazioni Generali, asset strategico che rappresenta uno dei pilastri storici della banca d’affari milanese. La scelta segnala la volontà di preservare il posizionamento distintivo di Mediobanca nei segmenti a maggiore valore aggiunto, separandoli dall’attività bancaria tradizionale.
Secondo la comunicazione ufficiale, la nuova struttura è finalizzata a:
Quindi è vero che le azioni Mediobanca lasciano Piazza Affari ma con Piazzetta Cuccia non ci sarà assorbimento indistinto, ma una riorganizzazione che punta a mantenere l’identità e il capitale relazionale dello storico salotto buono della finanza.
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L’integrazione tra MPS e Mediobanca modifica profondamente il profilo del gruppo senese. Storicamente focalizzata sul retail e sul commercial banking, MPS rafforza ora la componente di investment banking e gestione patrimoniale, ampliando le fonti di ricavo e migliorando il mix commissionale.
Le sinergie attese riguardano la razionalizzazione dei costi operativi; l’integrazione delle piattaforme tecnologiche ma anche l’ottimizzazione della rete distributiva e il maggiore cross-selling tra clientela corporate e private.
Per MPS l’operazione rappresenta anche un salto dimensionale e reputazionale: l’integrazione di un brand come Mediobanca rafforza la percezione del gruppo sul mercato domestico e internazionale.
Con il delisting delle azioni, gli azionisti Mediobanca diventeranno azionisti MPS attraverso il concambio previsto. La performance odierna del titolo (+7%) suggerisce che il mercato stia incorporando un premio implicito legato all’operazione.
Per gli investitori il focus si andrà a spostare sulla qualità del capitale post-fusione; sull’impatto sugli indici e sulla ponderazione nel Ftse Mib e non meno importante sulla sostenibilità della redditività combinata.
Dal lato MPS, il rialzo più contenuto (+2,23%) sembra invece riflettere un approccio più prudente con il mercato valuta positivamente la crescita dimensionale, ma resta attento ai rischi di execution e all’impatto sui ratio patrimoniali.
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L’uscita delle azioni Mediobanca dalla borsa segna un passaggio simbolico per Piazza Affari. Si chiude un capitolo storico per un’istituzione che per decenni ha rappresentato uno snodo centrale nelle grandi operazioni finanziarie italiane.
Per MPS si apre una nuova fase: da banca reduce da anni complessi a gruppo integrato con un presidio strutturato nell’investment banking e nel private. La sfida ora è trasformare l’operazione societaria in creazione di valore tangibile, attraverso sinergie reali e miglioramento della redditività.
Inutile dire che il mercato ha accolto positivamente l’annuncio, ma il vero test sarà nei prossimi trimestri. La fusione e il delisting rappresentano un punto di partenza, non di arrivo.


